Triple Track Experience a Imola: tre Triumph, un circuito leggendario e un discreto rischio di dipendenza

Eccoci qua.

È finalmente arrivato il giorno della Triple Track Experience di Triumph.
Ovviamente il punto di ritrovo è sempre lui: il mitologico Distributore Giallo, ormai diventato il nostro quartier generale per qualunque avventura a due ruote che preveda benzina, colazioni e decisioni discutibili.
Destinazione:
Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola.

E già solo a scriverlo viene voglia di accendere una moto.

Verso Imola tra semafori rossi e bestemmie controllate

Il percorso prevede:

  • Brennero
  • Porrettana
  • Bologna
  • Statale 9
  • Imola
    Ora… io non sono mai stato un grande fan della Porrettana, però in questo caso l’alternativa era una discreta dose di autostrada e una quantità industriale di noia.

Passare dalla Futa? Nemmeno, avremmo comunque dovuto fare autostrada fino a Firenze e il guadagno sarebbe stato praticamente nullo.

Quindi Porrettana sia, il viaggio scorre bene, più o meno, nel senso che troviamo:

  • traffico
  • lavori
  • rallentamenti
  • e circa 67.580 semafori

Tutti rigorosamente rossi, come da tradizione cricetosa, se esiste una probabilità statistica che un semaforo diventi rosso al nostro arrivo, noi la troviamo.

Sempre.

Il programma che non mi convince

Ritiro il pass e guardo la tabella e noto subito qualcosa di strano…
L’ordine delle moto è:

  1. Street Triple RX
  2. Speed Triple 1200 RS
  3. Daytona

Onestamente avrei preferito una progressione crescente.

Un po’ come al ristorante:
antipasto, primo, secondo.

Non secondo, bistecca da un chilo e poi antipasto.

Ma va bene.

Perché il dettaglio importante è uno solo:

stiamo per girare a Imola.

Il Briefing

Al briefing l’atmosfera ricorda parecchio quella dell’EICMA, con una differenza sostanziale: stavolta il relatore ci guarda negli occhi e capisce subito di avere davanti un branco di criceti che, almeno sulla carta, sanno già vita, morte e miracoli delle tre moto in prova.

Perciò evita saggiamente di mettersi a recitare la scheda tecnica. Niente:

  • alesaggio,
  • corsa,
  • rapporti di compressione,
  • diagrammi astrali del tre cilindri.

Quindi cambia approccio e fa la cosa più intelligente possibile, ce le vende per quello che sono davvero.

Non numeri, non tabelle, ma sorrisi sotto il casco.

La Street è quella che ti fa sentire il fenomeno anche quando stai semplicemente cercando di non sbagliare marcia.
La Daytona è quella che ti sussurra all’orecchio che forse, ma proprio forse, dentro di te si nasconde un pilota vero… salvo poi ricordarti alla prima staccata che sei pur sempre il solito criceto con manie di grandezza.
La Speed, invece, è quella che ti guarda con l’aria di chi sa perfettamente di poter trasformare ogni rettilineo in un evento religioso.

Archiviato il momento “Triumph Motivational Speaker”, arriva il tecnico Dunlop per il consueto rito delle gomme.
Le protagoniste sono le Dunlop D212 GP Racer.
A questo punto, da buoni motociclisti, la domanda che aleggia nel box è sempre la stessa:

“Sì… ma reggeranno?”

Lui sorride con la serenità di chi quella domanda l’ha sentita circa ventisettemila volte, ci rassicura spiegando che quelle gomme avrebbero tranquillamente sopportato tutti i turni previsti dalla giornata, anzi…

Ci racconta che a Misano un pilota di quelli veri – non uno che al bar sostiene di aver dato paga ai professionisti con il cinquantino elaborato – aveva girato forte utilizzando lo stesso treno che era stato utilizzato per tutta la giornata. Tempi seri. Di quelli che noi vediamo solo nei video onboard mentre pensiamo:

“Eh però anch’io, con un po’ più di coraggio…”

Salvo poi frenare trenta metri prima del cartello dei cento.

Morale della favola? Le gomme restano costanti e affidabili per tutta la loro vita utile. Che, trattandosi di gomme da pista, possiamo definire senza timore di smentita:

breve… ma intensissima.

 

Street Triple RX – La scoperta dei semimanubri

La prima moto è la Street Triple RX, versione con i semimanubri..

Prima di provarla stavo seriamente valutando di montare qualcosa di simile sulla mia Street… Dopo averla provata… No… Assolutamente no…
Considerando la mia raffinata silhouette da tricheco in forma, il carico sull’anteriore diventa importante… Molto importante…

Nelle staccate… Nelle discese…. Nelle staccate in discesa… Praticamente sempre…

Tamburello: la prima sorpresa

Arriviamo alla Variante Tamburello, ed io la immaginavo molto più stretta… Molto…

Invece è una roba meravigliosa…. Sinistra… Destra…. Ancora sinistra… Poi la fino alla Villeneuve… Un susseguirsi di cambi di direzione che ti fanno capire immediatamente perché Imola sia Imola.

La Street è precisa, Pulita, fa esattamente quello che le chiedi.
Anche quando il pilota non sembra avere idee particolarmente chiare.

Speed1200

Tosa: amore a prima piega

Poi arriva la Tosa, E lì scatta qualcosa, un tornante in salita che sembra progettato da qualcuno che ama profondamente le motociclette.

Ti butti dentro, la chiudi, a fai girare e appena vedi l’uscita puoi spalancare il gas.

Meravigliosa.

Speed Triple 1200 RS – Houston abbiamo un problema

Poi arriva LEI.

La Speed Triple 1200 RS.

E da questo momento la faccenda degenera.
Perché ogni volta che apri il gas la moto sembra voler verificare se esistano realmente le leggi della gravità.
Spoiler:
non ne è convinta.

Acque Minerali: meno assassina del previsto

Dalla Tosa si vola verso la Piratella, un piegone a sinistra da infarto e via giù per la discesa… contachilometri che frulla come una trottola ma non c’è il tempo di guardarlo perchè arrivano le Acque Minerali…. Che per anni avevo immaginato come una sorta di trappola mortale costruita da qualche mente sadica.

In realtà è meno cattiva di quanto sembri, anche se continua a incutere un discreto rispetto… Soprattutto perché ci arrivi già piegato e devi pensare anche alla frenata che visto infondo a quel discesone ci si arriva forte… veramente forte…
Insomma… Non è esattamente il posto ideale per riflettere sul senso della vita.

Variante Alta: il male

Risaliamo verso la  Variante Alta… Curva bastarda… Infame… Perfida…
La descrizione tecnica è semplice: due novanta gradi consecutive, una a destra e la seconda a sinistra…

La descrizione reale è:
una roba che compare all’improvviso quando sei già impegnato a cercare di capire dove hai lasciato il cervello… Lo scollino nasconde tutto.

Tu arrivi… Non vedi niente… freni…. Preghi… Speri… E svolti…
Più o meno in quest’ordine.

Verso la Rivazza

Usciti dalla Variante si apre il gas.. Tutto… Sempre…. Ovunque…
Come direbbe Meda:

GAS A MARTELLO.

La Speed canta… Urla… Spinge…

E ti ricorda continuamente che possiede una quantità di cavalli assolutamente incompatibile con il buonsenso.

Poi arriva quella semicurva prima della Rivazza.
Quella che probabilmente andrebbe fatta con il gas completamente spalancato.
Io invece chiudo. Perché il contachilometri è già abbondantemente oltre i 200.

E l’istinto di conservazione prende il controllo.

Non ero preoccupato,
Non ero in dubbio,
Non avevo paura…
solo che mi stavo proprio cagando sotto…

Speed

Rivazza: poesia

La staccata della Rivazza è probabilmente una delle più cattive del circuito. Freni… Butti dentro la moto… La lasci allargare…. La richiami verso la seconda corda….
Ed è semplicemente fantastica.
Una di quelle curve che ti fanno venire voglia di fare un altro giro.

E poi un altro.
E poi un altro ancora.

Variante Bassa e lotta per la sopravvivenza

Dalla Rivazza si spalanca di nuovo… e si arriva alla Variante Bassa.

Altra simpatica invenzione di qualche ingegnere con evidenti problemi relazionali, un sinistra destra che fa invidia ad un’incrocio in una ZTL…

Con la Speed l’uscita sul rettilinio del traguardo diventa una continua trattativa diplomatica con la ruota anteriore.
Lei vuole guardare il cielo. Tu vorresti che guardasse la pista.
Per fortuna l’elettronica lavora come una squadra SWAT.

Perché senza controlli credo che buona parte dei partecipanti avrebbe terminato la giornata direttamente sulle tribune.

Sempre ammesso di essere arrivati vivi alla fine del primo giro.

Daytona

Vale la pena?

Assolutamente sì.

La Triple Track Experience è una delle esperienze motociclistiche più divertenti che abbia fatto negli ultimi anni. Il circuito di Imola è spettacolare.

Le moto Triumph sono spettacolari, l’organizzazione è ottima ed il prezzo, considerando tutto, è persino sensato.

Per fare cinque turni con la propria moto a Imola servono circa 250 euro.

Qui con poco di più:

  • giri in un circuito leggendario
  • provi tre moto diverse
  • non consumi gomme tue
  • non consumi benzina tua
  • e soprattutto non rischi di dover spiegare alla banca perché hai deciso di trasformare la tua moto in un’opera d’arte contemporanea.

Insomma.
Esperienza consigliatissima.
Perché una volta aperto il gas a Imola con una Triumph… il problema non è divertirsi….

Il problema è tornare a casa e fare finta che la strada normale sia ancora abbastanza.

Lascia un commento